Quando un debito non viene pagato per un certo periodo, è abbastanza comune che entri in scena una società di recupero crediti. A quel punto iniziano telefonate, lettere, e-mail. Per chi riceve queste comunicazioni il dubbio è sempre lo stesso: “ma questi cosa possono davvero fare?”.
Intorno al recupero crediti circolano molte convinzioni sbagliate. Alcune fanno pensare che queste società abbiano poteri enormi. Altre portano a sottovalutare completamente la situazione. La verità sta nel mezzo, come sempre. Le società di recupero crediti hanno un ruolo preciso, ma non hanno poteri illimitati.
Chi sono davvero le società di recupero crediti
Le società di recupero crediti non sono tribunali, non sono ufficiali giudiziari e non sono autorità pubbliche. Sono aziende private incaricate da una banca, una finanziaria o un’altra società di recuperare un credito rimasto insoluto. In alcuni casi lavorano per conto del creditore originario, in altri casi il credito è stato ceduto e diventa di loro proprietà. Il loro lavoro consiste nel cercare di ottenere il pagamento del debito attraverso solleciti, trattative o accordi. Non possono fare molto di più.
Cosa possono fare
Una società di recupero crediti può contattare il debitore per informarlo dell’esistenza del debito e cercare di trovare una soluzione. Questo significa telefonate, lettere, e-mail o comunicazioni formali per chiedere il pagamento o proporre un piano di rientro.
Può anche avviare una trattativa per ridurre l’importo dovuto, ad esempio attraverso un saldo e stralcio, se il creditore ritiene conveniente chiudere la posizione con una somma inferiore.
Se il debitore non paga e non si trova un accordo, la società può decidere di rivolgersi al tribunale per ottenere un titolo esecutivo, come un decreto ingiuntivo. Solo dopo questo passaggio si può parlare di pignoramenti o azioni esecutive.
Ma quel passaggio non lo fa la società da sola: lo fa attraverso il sistema giudiziario.
Cosa non possono fare
Qui arriviamo al punto che spesso crea più confusione. Una società di recupero crediti non può pignorare beni, bloccare conti correnti o trattenere lo stipendio. Queste sono azioni che possono avvenire solo dopo una procedura legale e con l’intervento di un giudice.
Non possono entrare in casa tua, non possono presentarsi sul posto di lavoro per fare pressioni e non possono divulgare la tua situazione debitoria a parenti, colleghi o vicini di casa. Non possono neppure minacciare azioni che non hanno realmente avviato. Dire a qualcuno che “domani arriva l’ufficiale giudiziario” quando non esiste alcun procedimento è una pratica scorretta.
Le telefonate insistenti
Uno degli aspetti più stressanti del recupero crediti sono le telefonate ripetute. Ricevere chiamate frequenti può creare molta pressione, soprattutto quando il debitore sta già affrontando una situazione economica difficile.
La legge non vieta il contatto telefonico, ma esistono limiti. Le comunicazioni non devono diventare una forma di molestia o di pressione indebita. Devono restare entro i confini di un sollecito civile.
Se le chiamate diventano continue o aggressive, è legittimo chiedere che ogni comunicazione avvenga solo per iscritto.
La cosa più utile da ricordare
Molte persone reagiscono alle società di recupero crediti in due modi opposti. Alcuni si spaventano e pagano qualsiasi cifra pur di far cessare le telefonate. Altri ignorano completamente ogni comunicazione.
Nessuna delle due reazioni è davvero utile.
Quando esiste un debito reale, la cosa più intelligente è capire chi è il creditore, qual è l’importo effettivo e quali margini di trattativa esistono. In molti casi è possibile trovare un accordo prima che la situazione arrivi in tribunale.
Conoscere cosa una società di recupero crediti può fare e cosa invece non rientra nei suoi poteri aiuta a gestire la situazione con più lucidità. E, spesso, a ridurre molto la pressione che queste comunicazioni tendono a creare.