Quanti finanziamenti si possono avere contemporaneamente?

Giuseppe Valvo
IN BREVE: Punti Chiave

A inizio settembre CRIF ha pubblicato i dati sul credito alle famiglie del primo semestre 2026. Il 60,7% degli italiani maggiorenni ha almeno un finanziamento rateale in corso: a metà 2022 era il 46%, a metà 2024 il 52,7%. Parliamo di oltre trenta milioni di persone con un mutuo, un prestito personale o un acquisto a rate, e di un debito residuo medio salito a 32.899 euro, il 4% in più rispetto a un anno fa.

Sono numeri che descrivono un Paese ormai abituato al credito. A chi mi scrive, però, questi numeri servono a poco. La domanda che ricevo più spesso è un’altra: quanti finanziamenti posso avere prima che la situazione mi sfugga di mano? Provo a rispondere come faccio in consulenza, con i due calcoli che chiedo di fare a chiunque si sieda davanti a me.

Non esiste un limite di legge al numero di finanziamenti

Parto dalla risposta secca, perché su questo punto circola parecchia confusione. Nessuna norma fissa un numero massimo di prestiti che una persona può avere aperti nello stesso momento. Puoi avere un mutuo, un prestito personale, due finanziamenti finalizzati e una carta revolving, e nessuno di questi contratti è illegittimo per il solo fatto di convivere con gli altri.

L’unico tetto previsto dalla legge riguarda un prodotto specifico, la cessione del quinto. Il DPR 180/1950 consente di cedere fino a un quinto dello stipendio o della pensione, e al lavoratore dipendente permette di affiancare una delegazione di pagamento per un ulteriore quinto: insieme arrivano al 40% del netto in busta paga. Fuori da questo perimetro decide la banca.

La soglia del 30-35% di rapporto rata/reddito che trovi citata in quasi tutte le guide è infatti una politica interna degli istituti, non una legge. Ogni finanziatore la applica a modo suo. Dal 20 novembre 2026 dovranno farlo tutti con più rigore: il D.Lgs. 212/2025, che recepisce la nuova direttiva europea sul credito ai consumatori, rafforza gli obblighi di valutazione del merito creditizio e li estende anche ai servizi “compra ora, paga dopo”.

Perché l’indebitamento medio non dice niente della tua situazione

I 32.899 euro di debito medio hanno fatto titolo su molti giornali, ma è una media che mette insieme situazioni che non hanno nulla in comune. Secondo lo stesso rapporto CRIF, chi ha un mutuo ha in media quasi 100.000 euro di debito residuo e paga circa 600 euro al mese. Chi ha un finanziamento finalizzato deve restituire meno di 6.000 euro, con una rata media di 139 euro.

Il debito si paga con il reddito, non con il patrimonio. Una famiglia con 120.000 euro di mutuo e due stipendi stabili può stare benissimo. Una persona sola con 15.000 euro di prestiti al consumo e 1.300 euro netti al mese è molto più esposta, anche se sulla carta deve molto meno. Per capire dove ti trovi servono due numeri, e l’importo totale del debito non è nessuno dei due.

Il primo numero: quanta parte del reddito se ne va in rate

Il primo indicatore è il rapporto tra il totale delle rate mensili e il reddito netto. Quando le rate superano un terzo di quello che entra, ogni imprevisto diventa un problema di liquidità: la frizione dell’auto, una cura dal dentista, un mese con meno ore lavorate. Il primo pagamento saltato raramente resta isolato.

Il calcolo sembra banale, eppure lo vedo sbagliare di continuo, quasi sempre per difetto. Per farlo bene:

  • usa il netto che entra davvero ogni mese. Se hai un reddito variabile, prendi il mese peggiore degli ultimi dodici;
  • conta tutte le rate, comprese quelle che non percepisci come debiti: lo smartphone pagato a rate con l’operatore, le dilazioni “compra ora, paga dopo”, il minimo mensile della carta revolving, la rateizzazione con l’Agenzia delle Entrate-Riscossione, la trattenuta della cessione del quinto;
  • guarda anche quanto resta dopo l’affitto, perché il rapporto da solo non basta.

Quest’ultimo punto è quello che le banche trascurano. Il rapporto rata/reddito si costruisce sulle rate di debito, e l’affitto non ci entra. Prendo un esempio che ricalca molti casi che seguo. Stipendio netto di 1.650 euro. Rate: 260 euro per l’auto, 190 per un prestito personale, 85 per la cucina, 38 per lo smartphone, 60 di minimo sulla revolving. Totale 633 euro, il 38% del netto. A questo si aggiungono 550 euro di affitto, e restano 467 euro al mese per fare la spesa, spostarsi, pagare le bollette e affrontare qualsiasi uscita straordinaria. Nessuna banca considererebbe questa persona insolvente. Di fatto è a un imprevisto dal primo ritardo.

Il secondo numero: quante linee di credito hai aperte

Il secondo indicatore è il numero di finanziamenti attivi nello stesso momento, ed è quello che le statistiche sull’indebitamento medio non riescono a catturare. Nei dati CRIF i prestiti finalizzati, cioè quelli legati all’acquisto di un bene specifico, sono il 45,7% dei contratti in essere, davanti ai prestiti personali (30,4%) e ai mutui (23,9%). Sono anche i più facili da ottenere: si firmano alla cassa del negozio, spesso in pochi minuti, con verifiche ridotte all’essenziale.

Chi arriva da me raramente ha un solo debito grosso. Ha cinque o sei debiti piccoli, ognuno dei quali sembrava sostenibile il giorno in cui è stato firmato. Nessuno di quei contratti, preso da solo, è stato una scelta sbagliata. È la somma che non torna.

Il numero di linee pesa per ragioni molto concrete. Ogni finanziamento ha un creditore diverso, una data di addebito diversa e le proprie penali di mora. Con cinque addebiti distribuiti nel mese basta uno stipendio accreditato con qualche giorno di ritardo per mandarne uno insoluto.

Dopo due rate mensili consecutive non pagate, e un preavviso, scatta la segnalazione nei sistemi di informazione creditizia (ho spiegato tempi e conseguenze nell’articolo su quanto dura una segnalazione CRIF). Una segnalazione negativa chiude proprio le porte che servirebbero per rimettere ordine: il consolidamento, la rinegoziazione, un nuovo prestito a condizioni migliori.

La soglia che indico è semplice. Oltre tre linee di credito aperte contemporaneamente conviene fermarsi e rifare i conti prima di aprirne una quarta, anche quando la nuova rata è piccola e il rapporto con il reddito sembra ancora in ordine.

Consolidare i debiti: quando serve e quando sposta solo il problema

Chi si accorge di avere troppe rate pensa quasi sempre alla stessa soluzione, un unico prestito che chiuda tutti gli altri. Il consolidamento riduce le linee a una, di solito abbassa la rata mensile e in alcuni casi è davvero la scelta giusta. Va però valutato con attenzione.

La rata scende perché si allunga la durata, e a parità di tasso più anni significano più interessi pagati. Prima di firmare confronta il costo totale del nuovo prestito con quanto ti resta da pagare sui vecchi, non soltanto la rata.

Il consolidamento, inoltre, funziona solo se le linee chiuse restano chiuse. Se la carta revolving azzerata torna piena nel giro di un anno, ti ritrovi con un prestito più lungo e lo stesso problema di partenza. A chi consolida chiedo sempre di recedere dal contratto della carta, non soltanto di saldarla.

C’è infine un limite pratico: il consolidamento si ottiene più facilmente quando se ne ha meno bisogno. Con un rapporto rata/reddito già oltre il 40% o una segnalazione negativa in corso, molte banche lo rifiutano, e le proposte che arrivano da canali alternativi hanno spesso costi che peggiorano la situazione invece di migliorarla.

Cosa fare se hai già superato una delle due soglie

Quasi tutte le persone che mi contattano si erano accorte del problema mesi prima di telefonare. Sapevano quanto pagavano e quanto guadagnavano, e hanno aspettato. In quei mesi le opzioni si chiudono una dopo l’altra, e le prime a sparire sono di solito le meno costose.

Se vuoi capire dove si colloca la tua situazione, possiamo rifare insieme i due calcoli di questo articolo e vedere quali strade sono ancora aperte. Scrivimi per saperne di più.

Giuseppe Valvo

Da oltre 10 anni aiuto famiglie e professionisti che affrontano difficoltà economiche con banche, finanziarie o con il fisco, fornendo loro soluzioni concrete.

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