Pignoramento Stipendio 2026: calcolo e limiti di legge

Giuseppe Valvo
IN BREVE: Punti Chiave

Il pignoramento dello stipendio fa paura. Lo capisco bene: quando arriva un atto del tribunale o una comunicazione dell’Agenzia delle Entrate Riscossione, la prima domanda è sempre la stessa: “Quanto mi tolgono ogni mese?”

Partiamo da un punto fermo. La legge non permette di portarti via tutto. Esiste un limite preciso, stabilito dall’articolo 545 del Codice di Procedura Civile, che serve a garantire una parte di reddito per vivere.

Quanto possono trattenere dalla busta paga

La regola generale è semplice: fino a un quinto dello stipendio netto. Se guadagni 1.500 euro netti al mese, la trattenuta massima ordinaria è di 300 euro.

Quando il creditore è l’Agenzia delle Entrate Riscossione, le percentuali cambiano in base allo stipendio:

  • 1/10 se guadagni meno di 2.500 euro
  • 1/7 tra 2.500 e 5.000 euro
  • 1/5 oltre i 5.000 euro

Anche il TFR può essere pignorato, sempre nel limite di un quinto.

Una cosa va detta con chiarezza: non esiste uno stipendio completamente impignorabile. Anche chi guadagna poco può subire una trattenuta, ma la legge impone che resti almeno l’80% del netto. Questo principio è stato ribadito anche dalla Corte Costituzionale con la sentenza 248/2015.

Il “minimo vitale”: cos’è e come calcolarlo

Quando il pignoramento dello stipendio avviene direttamente in busta paga, il riferimento concreto è la percentuale: fino a un quinto. Quando invece lo stipendio è già stato accreditato sul conto corrente, entra in gioco una soglia diversa, legata all’Assegno Sociale.

La legge prevede che sul conto possano essere bloccate solo le somme che superano il triplo dell’Assegno Sociale. Ogni anno questo valore cambia perché l’Assegno Sociale viene aggiornato.

Facciamo un esempio con i dati 2026: l’Assegno Sociale è di 546,24 euro. Il triplo è 1.638,72 euro. Se sul conto hai 2.000 euro al momento del pignoramento, la parte aggredibile è la differenza tra 2.000 e 1.638,72. Parliamo di circa 362 euro. Questo significa che una soglia resta comunque intoccabile. Per calcolarla da soli basta moltiplicare l’importo aggiornato dell’Assegno Sociale per tre. Tutto ciò che sta sotto quella cifra non può essere bloccato.

Si può superare il quinto?

Sì, il pignoramento dello stipendio può superare il quinto, ma solo in casi particolari. Se hai debiti di natura diversa – ad esempio uno con un privato e uno con il Fisco – le trattenute possono sommarsi. In questo caso, però, la legge pone un altro limite: deve rimanerti almeno il 50% dello stipendio netto.

In altre parole, anche con più pignoramenti in corso, metà della tua retribuzione deve restare a tua disposizione.

Come parte il pignoramento

Non succede dall’oggi al domani. Il creditore deve ottenere un titolo esecutivo, notificare l’atto di pignoramento e coinvolgere il datore di lavoro o la banca. Il giudice verifica la regolarità della procedura e autorizza la trattenuta. Da quel momento il datore di lavoro trattiene la quota direttamente in busta paga.

Se cambi lavoro, il pignoramento non si trasferisce in automatico: il creditore deve notificare di nuovo l’atto al nuovo datore.

Quello che dico sempre ai miei clienti

Il pignoramento non va sottovalutato. Prima di arrivare a questo punto, spesso ci sono mesi – a volte anni – in cui si poteva intervenire con una trattativa, un saldo e stralcio, una ristrutturazione del debito o una procedura di sovraindebitamento.

Il problema è che molti aspettano l’ultimo momento, sperando che la situazione si sistemi da sola. Non succede quasi mai.

Se stai ricevendo solleciti o temi un pignoramento, il momento giusto per capire cosa fare è adesso, non quando la trattenuta è già partita. Conoscere i numeri, sapere quanto possono toglierti e quali margini di manovra hai è il primo passo per tornare a respirare.

Giuseppe Valvo

Da oltre 10 anni aiuto famiglie e professionisti che affrontano difficoltà economiche con banche, finanziarie o con il fisco, fornendo loro soluzioni concrete.

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