Quando una persona perde il lavoro e inizia a percepire la NASpI, la domanda arriva quasi subito: “Possono pignorarmi anche la disoccupazione?”
È una preoccupazione comprensibile. La “Naspi”, per molti, rappresenta l’unica entrata disponibile mentre si cerca un nuovo lavoro. L’idea che possa essere aggredita dai creditori crea parecchia ansia.
La risposta breve è sì: la NASpI può essere pignorata. Ma non significa che possa essere presa tutta, quindi ti consiglio di continuare la lettura di questo approfondimento.
La NASpI è considerata un reddito
Dal punto di vista giuridico la NASpI è un’indennità che sostituisce temporaneamente lo stipendio dopo la perdita del lavoro. Proprio per questo motivo, quando si parla di pignoramento, viene trattata in modo simile alla retribuzione.
La legge non la considera un aiuto completamente intoccabile.
Questo significa che un creditore, se ha un titolo esecutivo e avvia una procedura di pignoramento, può chiedere di aggredire anche questa indennità.
Quanto possono trattenere
Il fatto che sia pignorabile non significa che il creditore possa prendersi l’intero importo.
La legge prevede dei limiti precisi, pensati per evitare che una persona resti senza alcun mezzo di sostentamento. Per le indennità che sostituiscono lo stipendio, come la NASpI, il limite di pignoramento segue lo stesso criterio previsto per il lavoro dipendente.
In linea generale la trattenuta non può superare un quinto dell’importo.
Questo vuol dire che, se una persona percepisce 900 euro di NASpI, la quota pignorabile non potrà superare i 180 euro al mese. Il resto dell’indennità deve rimanere disponibile al beneficiario.
Cosa succede se la NASpI viene accreditata sul conto
C’è una situazione che crea spesso confusione.
Quando il pignoramento avviene direttamente presso l’INPS, l’ente trattiene la quota stabilita prima di versare l’indennità. Il meccanismo è simile a quello della trattenuta in busta paga.
Se il creditore pignora il conto corrente su cui la NASpI viene accreditata, entrano in gioco regole diverse. In quel caso la legge protegge una parte delle somme presenti sul conto, collegata al valore dell’assegno sociale. Solo la parte che supera quella soglia può essere aggredita.
È una distinzione importante, perché il tipo di pignoramento cambia il modo in cui vengono calcolate le somme pignorabili.
Quando possono esserci più trattenute
Un’altra domanda che mi viene fatta spesso riguarda la presenza di più creditori.
Se i debiti sono di natura diversa – ad esempio uno verso una banca e uno verso il Fisco – le trattenute possono sommarsi. Anche in questi casi la legge impone comunque un limite complessivo. Una parte dell’indennità deve sempre restare nella disponibilità della persona che la percepisce.
Un aspetto che molti scoprono troppo tardi
Chi riceve la NASpI spesso pensa che i creditori non possano intervenire perché non si tratta di uno stipendio vero e proprio.
In realtà le procedure di pignoramento possono colpire quasi tutte le forme di reddito che sostituiscono il lavoro e la NASpI rientra tra queste.
Questo non significa che la situazione sia senza via d’uscita. In molti casi, quando esistono più debiti o pignoramenti, è possibile valutare strategie per riorganizzare la posizione debitoria o ridurre la pressione dei creditori.
Capire come funziona il pignoramento della NASpI aiuta a evitare sorprese e a prendere decisioni più consapevoli su come gestire i propri debiti mentre si attraversa un periodo già complicato come la perdita del lavoro.